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Morchia nel motore: il “killer silenzioso” che intasa l’olio e può bloccare la pompa

La morchia nel motore non è “semplice sporco”. È il segnale che il lubrificante sta perdendo la sua funzione vitale e che, in silenzio, si sta costruendo la tempesta perfetta: passaggi olio che si chiudono, pescante che si occlude, pompa olio che va in cavitazione o si blocca, pressione che crolla. E quando la pressione olio crolla, il danno accelera in pochi secondi.

Dal punto di vista tribologico, la morchia è una miscela di prodotti di ossidazione del base oil, residui resinosi/asfaltici, contaminanti e insolubili che l’olio non riesce più a tenere in sospensione.

Nella nostra attività specialistica su guasti e avarie motore, questo fenomeno raramente ha una sola causa: quasi sempre è una combinazione di condizioni operative, scelta/gestione dell’olio e sistemi emissioni che “spostano” contaminanti nel carter.

Cause più frequenti (e sottovalutate)

1) Olio “giusto” sulla carta, sbagliato nella realtà d’uso

Intervalli di cambio troppo estesi rispetto all’uso reale (urbano, stop & go, brevi percorrenze), degradazione per temperatura e ossidazione, diluizione da carburante, ingresso acqua/condensa e progressivo esaurimento del pacchetto additivi: sono i driver classici che trasformano un olio da protezione a rischio.

Errore tipico: ragionare per “km” e non per “severità” d’impiego.

2) EGR: meno emissioni allo scarico, più contaminanti in olio

I gas di blow-by trascinano nel lubrificante carburante incombusto, acqua, ossidi e soprattutto particolato/fuliggine. L’aumento di EGR è associato a maggior carico di particolato nel lubrificante: più fuliggine in coppa = più stress su detergenti/disperdenti e più probabilità di depositi. Chevron Lubricants

3) FAP/DPF e rigenerazioni: il ponte diretto verso la diluizione del lubrificante

La rigenerazione del DPF richiede spesso strategie di post-iniezione: una quota di carburante può aderire alla parete cilindro, superare le fasce e arrivare in coppa, diluendo l’olio. Questo altera viscosità e capacità di film, e accelera la formazione di depositi.

Se il DPF è intasato o l’auto fa molta città (rigenerazioni più frequenti/interrotte), il rischio tende ad aumentare.

4) Fuliggine: da “particella” a gel/deposito

L’accumulo di soot può far crescere la viscosità, favorire la formazione di sludge e arrivare fino al blocco/occlusione dei condotti olio e all’usura accelerata.

5) Specifiche olio e compatibilità post-trattamento (Low/Mid SAPS)

Nei motori con DPF/GPF e catalizzatori, la scelta della specifica corretta (es. famiglie ACEA “C”, Low/Mid SAPS) è parte integrante dell’affidabilità del sistema: usare un olio non conforme può creare squilibri (ceneri/compatibilità aftertreatment) e degradazione più rapida in scenari severi. Le sequenze ACEA chiariscono finalità e limiti d’uso e richiamano esplicitamente alla consultazione delle prescrizioni OEM.

6) Contaminazione da refrigerante (glicole): “morchia” accelerata e lubrificazione compromessa

Ingressi anche parziali di antigelo possono ispessire l’olio, peggiorarne la scorrevolezza e creare un ambiente più corrosivo: condizioni ideali per depositi e passaggi che si restringono.

7) Carburanti e componenti bio (FAME/biodiesel)

In alcuni contesti, componenti biodiesel possono aumentare il tasso di ossidazione dell’olio e la tendenza a formare sedimenti/acidi, soprattutto se combinati con cicli termici sfavorevoli e intervalli lunghi.

Indicatori pratici da non ignorare

  • Spia pressione olio (anche intermittente) o rumorosità anomala a caldo.
  • Livello olio che cresce o odore di carburante sull’astina (diluizione).
  • Rigenerazioni DPF frequenti, ventole spesso attive, consumi che aumentano.
  • Olio visibilmente “gelificato”/catramoso sotto il tappo o in coppa.

Cosa facciamo

Quando il rischio è morchia/intasamento, l’unica strada davvero professionale è intervenire sulla causa radice, non limitarsi a “pulire” e sperare che il problema non si ripresenti.

La nostra struttura mette a disposizione dei clienti consulenza specialistica, utile sia sul piano tecnico sia, quando necessario, per la tutela dei propri interessi e il conseguimento di un equo risarcimento, in sede stragiudiziale e/o giudiziaria: dalla fase propedeutica al contenzioso, durante il procedimento e anche nelle attività successive.

Operativamente, la nostra analisi si basa su:

  • lettura parametri e ricostruzione della storicità delle rigenerazioni DPF, verifica efficienza EGR e condizioni di blow-by/ventilazione carter;
  • valutazione della corretta specifica olio (prescrizioni OEM/ACEA) in funzione della reale severità d’uso;
  • verifica completa del circuito di lubrificazione (pescante, by-pass, filtro e pressione reale) per intercettare occlusioni e cali di portata prima che il danno diventi irreversibile.

Giova precisare che non tutte le verifiche e le operazioni sopra descritte sono sempre eseguibili: dipendono da stato del veicolo, accessibilità dei componenti, disponibilità di dati/diagnostica e vincoli tecnici o procedurali. Per questo motivo ogni caso viene gestito in modo dedicato, costruendo il percorso di analisi e intervento sulle specificità e unicità del singolo evento.