Non è più soltanto scalare i km in modo grossolano. La falsificazione del chilometraggio si è evoluta in una forma più sofisticata: piccoli moduli elettronici, commercializzati online, che si interfacciano con il veicolo e consentono di alterare la registrazione dei chilometri tramite software o app. Il risultato è un usato apparentemente più fresco, ma in realtà falsato nei dati, nel valore e nella storia tecnica.
Come funziona la manomissione “invisibile”
La logica della frode è semplice nella finalità, ma molto più evoluta nell’esecuzione. Il modulo viene normalmente interposto nel circuito del quadro strumenti o del sistema che gestisce il dato chilometrico, così da impedire che i chilometri reali vengano registrati integralmente. Nei materiali promozionali di alcuni venditori si legge apertamente che il sistema può essere controllato da smartphone, può restare attivo anche in marcia e può salvare impostazioni differenti: in pratica, il veicolo può contare tutti i chilometri, solo una parte, oppure non registrarli affatto. È questo salto tecnologico che rende la truffa più insidiosa rispetto al passato.
Perché oggi scoprirla è più difficile
Il problema investigativo non è solo la manipolazione, ma la sua reversibilità. Gli stessi siti che pubblicizzano questi moduli spiegano che il sistema può essere disattivato senza rimozione, che le impostazioni restano memorizzate e che il componente può anche essere tolto prima della vendita lasciando invariato il dato alterato. Alcuni venditori arrivano perfino a promettere “risultati irrintracciabili” o la non rilevabilità con tester diagnostici: è una dichiarazione commerciale, non una certificazione indipendente, ma basta a chiarire perché l’accertamento non sia sempre immediato. In altre parole, il fatto che un’auto, al momento del controllo, sembri contare correttamente i chilometri non esclude che per mesi o anni abbia registrato solo una frazione della percorrenza reale.

I danni non si fermano al valore dell’auto
La falsificazione del chilometraggio non altera solo il prezzo di rivendita. Sporca anche la manutenzione programmata, i dati medi di consumo, le percorrenze residue stimate e, in generale, la lettura tecnica dello stato d’uso del veicolo. La direttiva UE sui controlli tecnici periodici sottolinea che la manipolazione dell’odometro può portare a una valutazione errata dell’idoneità del veicolo alla circolazione; uno studio del Parlamento europeo aggiunge che la frode sui chilometri aumenta i costi di manutenzione e riparazione e incide anche sulla sicurezza stradale, perché i veicoli rischiano di non essere mantenuti nei tempi corretti.
Vendita online non significa uso lecito
Qui sta il nodo più ambiguo. La disponibilità commerciale di questi moduli non coincide affatto con la liceità del loro impiego. Gli stessi operatori che li vendono li presentano come strumenti destinati a test o usi in ambienti controllati; ma l’utilizzo per ridurre artificialmente i chilometri di un’auto da rivendere, o comunque per creare un vantaggio economico ingannando terzi, cambia completamente scenario giuridico. Il diritto europeo afferma espressamente che la frode sull’odometro deve essere considerata un illecito passibile di sanzione. In Italia, la condotta può integrare la truffa ex art. 640 c.p.; se avviene nell’ambito dell’attività commerciale, può rilevare anche la frode nell’esercizio del commercio ex art. 515 c.p.
La Cassazione ha già lanciato un segnale molto chiaro
Sul piano penale il messaggio è netto. La Cassazione, con la sentenza n. 25283 del 26 giugno 2024, ha ribadito che diminuire i chilometri di un’auto messa in vendita costituisce truffa contrattuale. Il punto è rilevante: non serve nemmeno dimostrare soltanto un prezzo artificialmente gonfiato; basta che l’acquirente, se avesse conosciuto la reale percorrenza del veicolo, non avrebbe prestato quel consenso all’acquisto. Tradotto: chi usa questi sistemi per “ringiovanire” un’auto usata non sta facendo un’aggiustatina tecnica, ma si espone concretamente a denuncia penale, processo e richiesta risarcitoria.
Il vero punto critico: non sempre la truffa lascia un segno immediato
Ed è proprio questo l’aspetto più pericoloso per il mercato dell’usato: l’assenza di un indicatore unico e sempre decisivo. In Italia il Portale dell’Automobilista consente di verificare le revisioni effettuate e i relativi dati solo per le revisioni registrate dopo il 1° giugno 2018; è uno strumento utile, ma non basta da solo se la manomissione è stata intermittente, se il veicolo ha avuto vuoti documentali o se la falsificazione è avvenuta tra una revisione e l’altra. Non sempre, quindi, la frode emerge subito. Per questo la prossima frontiera regolatoria europea va proprio nella direzione giusta: la Commissione, nel pacchetto presentato il 24 aprile 2025, propone di rafforzare la protezione contro la manomissione dei chilometri e di estendere la registrazione delle letture anche oltre i soli centri di revisione, coinvolgendo pure chi esegue manutenzione e riparazioni.
Conclusione
La manomissione elettronica dei chilometri è una frode moderna, a bassa visibilità e ad alto impatto economico e legale. La tecnologia l’ha resa più raffinata; non l’ha resa meno illecita. Anzi: proprio perché questi sistemi possono essere nascosti, disattivati o rimossi, il loro impiego per alterare la storia chilometrica di un veicolo aggrava il danno al compratore e mina la fiducia nell’intero comparto dell’usato. La linea da tenere è una sola: commercializzazione di un componente e uso fraudolento sono due piani diversi. Sul secondo, il rischio è molto concreto: denuncia penale, contenzioso civile e responsabilità piena per aver venduto un veicolo con una storia falsa.